LIBERIAMOCI DALLE RECRIMINAZIONI

a cura di Elisa Pella, @ilgenitoreconsapevole

 

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All'interno di un nucleo familiare, le relazioni tra gli individui sono in gran parte dominate da automatismi che ci portano a rispondere e reagire a determinate frasi o situazioni in modo, appunto, automatico. Questo ci consente di risparmiare molta energia e di funzionare anche sotto stress.
Il problema è che alcuni automatismi risultano in realtà inefficaci rispetto ai nostri stessi obiettivi. Serve una buona dose di consapevolezza per rendersene conto, riconoscerli e decidere di modificarli. Mettere in atto questo cambiamento, poi, richiede determinazione e impegno, perché modificare le abitudini è molto faticoso, ma può portare grandi benefici.

Una modalità di relazione istintiva e basata sulla reazione automatica più che sul pensiero, è quella che vede i componenti della coppia ma anche genitori e figli impegnati in discussioni infinite fatte sostanzialmente di recriminazioni reciproche: tu non hai fatto questo, ma tu non mi hai detto, sei il solito egoista, devo fare tutto da sola, non mi ascolta nessuno e così via.

Per evitare queste frustrazioni e per uscire da un circolo vizioso nel quale perdono tutti, è importante imparare a comunicare i nostri bisogni in modo assertivo, ovvero con chiarezza, (così che risultino comprensibili agli altri) e con rispetto. È inoltre fondamentale che noi genitori sviluppiamo la capacità di stabilire limiti chiari rispetto ai nostri tempi e ai nostri spazi. La negazione di sé non è sostenibile nel lungo periodo e i bambini imparano dal nostro esempio ad articolare i propri bisogni. Insomma, occorre creare un modello funzionale che insegni ai figli a riconoscere ciò che li fa stare bene e a esprimersi in modo assertivo piuttosto che con timore o aggressività.

La verbalizzazione dei bisogni ha come presupposto una buona consapevolezza di sé e la capacità di trasformare sensazioni vaghe in frasi concrete e comprensibili, in cui il soggetto è sempre chi parla, e non chi ascolta. Dobbiamo quindi allenarci a capire cosa c'è dietro recriminazioni come: "Ti ho detto mille volte di sistemare camera tua!" oppure "Certo che se non abbiamo mai tempo per noi sarà difficile mantenere viva la relazione di coppia." Espresse in questo modo, sono frasi che esprimono insoddisfazione, che accusano e che generano, in chi le ascolta, un'immediata reazione difensiva. Pensare in termini di bisogni invece ci porta a relazionarci da una posizione conciliatoria anziché di attacco: "Ho bisogno di ordine per poter pulire la tua camera in modo che sia curata e accogliente come il resto della casa." "Sono preoccupata dal fatto che passiamo poco tempo insieme e che questo possa portare a un nostro progressivo allontanamento. Ho bisogno di sentirmi sicura nella nostra relazione, perché noi siamo le fondamenta di questa famiglia."

È un processo che all'inizio può risultare difficile, perché in effetti accusare è più semplice. Ma succede che chi abbiamo accanto non riesce a farci felici per il semplice motivo che noi stessi non sappiamo cosa ci occorre per stare bene ed essere felici. Ci aspettiamo che gli altri lo indovinino, ma così ci votiamo al fallimento.
Ricominciamo da noi. Guardiamoci dentro, ascoltiamoci e cerchiamo le parole per esprimere ciò che abbiamo visto e sentito.

 

 

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Elisa Pella, Il Genitore Consapevole

Attraverso percorsi di crescita genitoriali individuali o di coppia,
aiuta le mamme e i papà a liberarsi dai condizionamenti esterni,
dai sensi di colpa e da modelli negativi per diventare i genitori che voglio essere e costruire con i propri figli una relazione basata su empatia, rispetto e fiducia.


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