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La scienza del gioco libero
Cosa succede davvero quando sembra che stiano solo giocando
Tuo figlio è per terra da venti minuti con tre pezzi di legno e un cesto. Non sta costruendo niente di riconoscibile, non ti sta chiedendo aiuto, e a un certo punto ti viene il pensiero: sta perdendo tempo? In questa guida vediamo cosa dice la ricerca su quei venti minuti, quanto gioco libero abbiamo perso in quarant'anni, e come si allestisce in pratica uno spazio che lo favorisce.
Pubblicato il 7 agosto 2026 · 8 minuti di lettura
1. Che cos'è il gioco libero, e cosa non è
2. Cosa succede nel cervello mentre gioca
3. Quello che abbiamo perso, in numeri
4. Perché è difficile lasciarlo accadere
5. Materiali aperti, non chiusi
6. Anche il corpo è un materiale
7. Meno cose, non più cose
8. Il tuo ruolo, e quanto tempo serve
9. Domande frequenti
Buona lettura!
1. Che cos'è il gioco libero, e cosa non è
L'Accademia Americana di Pediatria, in un documento del 2018 che è diventato il riferimento su questo tema, definisce il gioco come un'attività intrinsecamente motivata, che comporta coinvolgimento attivo e che produce scoperta gioiosa.
Sono tre condizioni, e servono tutte e tre. Intrinsecamente motivata vuol dire che il bambino gioca perché vuole giocare, non per arrivare a un risultato che qualcun altro ha deciso. Coinvolgimento attivo vuol dire che sta facendo, non guardando. Scoperta gioiosa vuol dire che il piacere sta nel processo, non nel premio finale.
Gioco libero
- Lo sceglie il bambino
- Non ha un risultato giusto
- Le regole si possono cambiare a metà
- Il piacere sta nel processo
- Allena il "come" si affronta un problema
Attività strutturata
- La propone l'adulto o il gioco stesso
- Ha una soluzione corretta
- Le regole sono date
- Il piacere sta nel completarla
- Allena una competenza specifica
Nessuna delle due è meglio dell'altra. Ma se il tempo è poco, quella che sparisce per prima è quasi sempre la prima.
2. Cosa succede nel cervello mentre gioca
Le funzioni esecutive
Sono il "come impariamo", non il "cosa impariamo": flessibilità cognitiva, controllo inibitorio, memoria di lavoro. Sono quelle che permettono a un bambino di filtrare le distrazioni, tenere a mente un obiettivo mentre risolve un ostacolo, e cambiare strategia quando la prima non funziona. Il gioco libero le allena tutte e tre insieme, cosa che nessuna attività strutturata riesce a fare.
Il cortisolo
Livelli alti di gioco sono associati a livelli bassi di cortisolo, cioè meno stress. In uno studio citato dall'AAP, bambini in ansia per l'inizio della scuola hanno mostrato una riduzione dell'ansia doppia rispetto al gruppo di controllo dopo appena quindici minuti di gioco.
Il cervello che cambia
Nella ricerca sui roditori, entro un'ora dal gioco circa un terzo dei 1200 geni analizzati nelle regioni corticali frontali e posteriori risultava modificato in modo significativo. Il gioco aumenta il BDNF, il fattore neurotrofico coinvolto nella memoria e nell'apprendimento sociale.
L'AAP arriva a raccomandare ai pediatri di scrivere una prescrizione per il gioco durante i bilanci di salute dei primi due anni. Non come consiglio generico. Come prescrizione.
3. Quello che abbiamo perso, in numeri
E qui arriva la parte scomoda.
-25%
il tempo di gioco dei bambini fra 6 e 8 anni, dal 1981 al 1997
31%
dei bambini gioca all'aperto ogni giorno, contro il 70% dei loro genitori alla stessa età
22%
riesce a giocare per tre ore consecutive, contro il 56% della generazione precedente
Tre ore consecutive sembrano tantissime. Erano normali.
Nello stesso periodo, lo psicologo Peter Gray ha documentato l'altra metà della curva. Dagli anni Cinquanta a oggi i punteggi di ansia e depressione nei giovani sono saliti di circa una deviazione standard: significa che l'85% dei ragazzi di oggi ha punteggi più alti della media degli anni Cinquanta. La depressione clinicamente significativa tra gli universitari è passata dall'1% del periodo 1938-1955 all'8% del 2000-2007. Il tasso di suicidio sotto i 15 anni è quadruplicato tra il 1950 e il 2005.
E c'è un dato che colpisce più degli altri: il locus of control, cioè quanto una persona sente di avere il controllo sulla propria vita, si è spostato verso l'esterno. Lo studente medio del 2002 si sentiva meno padrone del proprio destino dell'80% dei ragazzi degli anni Sessanta.
Gray non dice che il calo del gioco ha causato tutto questo. Dice che le due curve corrono parallele da settant'anni, e che il gioco libero è precisamente l'attività in cui un bambino impara che le sue decisioni cambiano quello che succede.
4. Perché è difficile lasciarlo accadere
Non è che i genitori non vogliano. È che il gioco libero chiede tre cose contro intuitive.
Chiede la noia. Il gioco libero comincia quasi sempre dopo qualche minuto di "non so cosa fare". Quel momento è insopportabile per gli adulti, ed è esattamente il momento in cui non bisogna intervenire.
Chiede di non intervenire. Quando un bambino impila male e la torre cade, l'istinto è dire "prova a metterlo di piatto". Quel suggerimento risolve la torre e cancella il problema, che però era la parte utile.
Chiede spazio nel calendario. Un pomeriggio con corso di nuoto, inglese e compiti non ha buchi, e il gioco libero vive nei buchi.
A cui si aggiunge la variabile nuova: il buco, quando c'è, tende a riempirsi da solo con uno schermo. La Società Italiana di Pediatria raccomanda zero dispositivi sotto i due anni e meno di un'ora al giorno tra i due e i cinque. È una raccomandazione difficile da tenere, ma vale la pena sapere cosa sostituisce.
5. Materiali aperti, non chiusi
Non serve comprare niente di nuovo. Serve però capire cosa favorisce il gioco libero e cosa lo blocca. E si comincia da qui: un materiale è "aperto" quando non ha una sola risposta giusta.
Un cesto di forme in legno Grapat oggi è cibo, domani sono monete, la settimana dopo sono personaggi. Le tessere magnetiche Connetix diventano casa, garage, pista per le biglie o schermo di un teatro. Gli elementi Stapelstein sono ciotole, isole nel pavimento di lava, pedane, contenitori per travasi.
Il criterio pratico è semplice: se un oggetto si può usare in un modo solo, tienilo, ma non contarlo come materiale da gioco libero.
Costruzioni e materiali che non hanno una sola risposta giusta: si usano in modo diverso ogni volta.
6. Anche il corpo è un materiale
Metà della letteratura sul gioco parla di corpo, non di oggetti. Arrampicarsi, dondolare, perdere l'equilibrio e ritrovarlo sono il modo in cui si costruisce la propriocezione, cioè la percezione di dove sono le proprie parti nello spazio.
Il triangolo Pikler funziona proprio perché non dice al bambino come salirci. L'arco Montessori è insieme dondolo, tunnel, ponte e scivolo a seconda di come lo giri. Il percorso sensoriale di equilibrio si riconfigura ogni volta.
Se ti interessa capire da che età e come si usano, abbiamo scritto una guida al triangolo di Pikler.
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7. Meno cose, non più cose
Il segnale che qualcosa non va è questo: la stanza è piena di giochi e il gioco non comincia mai. Il bambino ne prende uno, lo lascia, ne prende un altro. Non è disinteresse, è sovrastimolazione.
La soluzione è la rotazione dei giochi: pochi materiali visibili alla volta, il resto fuori vista, cambio ogni una o due settimane. Un tappeto che delimita lo spazio aiuta più di quanto sembri, perché dà un confine dentro cui il gioco può disordinarsi liberamente.
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La rotazione dei giochi funziona se il resto sparisce dalla vista. Ceste, bauli e organizer da parete.
8. Il tuo ruolo, e quanto tempo serve
Questa è la parte più difficile. La ricerca è concorde: la presenza dell'adulto conta, l'intervento dell'adulto no.
Stare nella stanza, disponibile, senza proporre, senza correggere, senza fotografare. Se il bambino ti coinvolge, entri con il suo ruolo, non con il tuo. Se non ti coinvolge, resti.
Sul tempo: non servono ore. Serve un blocco continuo abbastanza lungo da superare la noia iniziale, che di solito vuol dire almeno quaranta minuti senza interruzioni. Venti minuti spezzati tre volte non valgono un'ora. E serve la ripetizione: un bambino che sa che ogni pomeriggio c'è un tempo suo, prevedibile e non organizzato, comincia a usarlo prima e meglio.
9. Domande frequenti
Da che età si può parlare di gioco libero?
Da subito, cambia solo la forma. A pochi mesi è esplorazione sensoriale sul tappeto, a due anni è manipolazione e travasi, dai tre in poi diventa gioco simbolico e narrativo. Il criterio non cambia mai: lo sceglie lui, non ha un risultato giusto.
Mio figlio dice sempre "mi annoio". Sbaglio qualcosa?
Probabilmente no, e la noia è la porta d'ingresso. Resisti dieci minuti senza proporre niente. Se dopo l'annuncio della noia arriva sempre uno schermo o una tua proposta, il bambino impara che non deve attraversarla.
Il gioco libero e i giochi educativi sono in conflitto?
No, fanno cose diverse. Un gioco con una risposta giusta allena una competenza specifica. Il gioco libero allena il "come" si affronta un problema. Servono entrambi, ma se il tempo è poco, quello che manca quasi sempre è il secondo.
Se sto nella stanza senza intervenire, non è tempo perso anche per me?
È la domanda più onesta che ci fanno. Non serve stare a fissarlo: serve essere raggiungibili. Puoi leggere, piegare il bucato, stare al telefono. Quello che cambia è che non stai dirigendo.
Quanti giochi dovrebbero essere visibili in una stanza?
Non c'è un numero valido per tutti, ma la regola pratica che funziona è: pochi, disposti in modo che si vedano tutti in un colpo d'occhio, senza cataste. Se per prendere una cosa bisogna spostarne tre, sono troppi.
Fonti
- Yogman M. et al., The Power of Play: A Pediatric Role in Enhancing Development in Young Children, Pediatrics, American Academy of Pediatrics, 2018
- Gray P., The Decline of Play and the Rise of Psychopathology in Children and Adolescents, American Journal of Play, 2011
- Clements R., studio sul confronto generazionale del gioco all'aperto, citato in Gray 2011
- Società Italiana di Pediatria, raccomandazioni sull'uso dei dispositivi digitali in età evolutiva
Materiali caldi, solidi, che durano. Molti si prestano al gioco libero, altri semplicemente piacciono.
Delimitare lo spazio aiuta: dà un confine dentro cui il gioco può disordinarsi liberamente.
Perché il gioco libero non finisce dentro casa. Bici senza pedali, monopattini, tricicli.
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