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Crescere, un passo alla volta
1-2 anni: i primi passi nel mondo
Tra il primo e il secondo anno il cammino diventa autonomo e il linguaggio comincia a farsi sentire. Il bambino vuole fare da sé, capisce molto più di quanto riesca a esprimere, e inizia a mostrare una personalità sempre più definita.
1. Cosa impara e sviluppa in questo periodo
2. Di cosa ha bisogno
3. La scarpina primi passi
4. Arrampicarsi, saltare, tenersi in equilibrio
5. Come non ostacolare il "faccio da solo"
6. Le prime parole, e i libri che le fanno arrivare
7. Il passaggio al lettino
8. Cosa servirà nei prossimi mesi
A quest'età i confronti fra bambini nati lo stesso mese diventano irresistibili, ed è proprio il momento in cui servono meno. Le tappe qui sotto sono un'indicazione di massima: arrivano tutte, con calendari molto diversi.
1. Cosa impara e sviluppa in questo periodo
- Il cammino autonomo, che diventa via via più sicuro e stabile
- Le prime parole, seguite dalle prime piccole frasi verso i due anni
- La capacità di indicare, comprendere richieste semplici ed eseguire piccoli compiti
- I primi giochi di imitazione e finzione (dar da mangiare a un pupazzo, far finta di telefonare)
- Il desiderio di fare da solo: bere dal bicchiere, usare il cucchiaio, iniziare a vestirsi
- L'affinamento dell'equilibrio, che porta a correre, salire le scale, calciare una palla
È l'anno in cui capisce molto più di quanto riesca a dire, e questa distanza fra il capire e il parlare spiega buona parte delle frustrazioni di questi mesi. Non è che non vuole, è che non ha ancora le parole.
2. Di cosa ha bisogno
- Calzature pensate per il piede in crescita, che accompagnino senza ostacolare lo sviluppo naturale del passo
- Occasioni di gioco libero, in cui sperimentare equilibrio, salti, arrampicate in sicurezza
- Libri e momenti di lettura condivisa, fondamentali per lo sviluppo del linguaggio
- Piccoli strumenti adatti alle sue mani, per esercitare l'autonomia quotidiana (mangiare, lavarsi le mani)
- Pazienza e spazio per il "faccio da solo", anche quando richiede più tempo
3. La scarpina primi passi
Quando il cammino diventa autonomo, la scarpa smette di essere un vezzo e comincia a fare un lavoro. Ma il lavoro giusto è meno di quanto si pensi: il piede di un bambino di un anno è ancora quasi tutto cartilagine, e ha bisogno di muoversi, non di essere tenuto fermo.
Quello che serve è una suola flessibile, che si pieghi seguendo il piede, e una calzata che non stringa le dita. In casa, quando può, meglio ancora scalzo o con delle scarpine Soft Sole.
La verità scomoda è che una scarpa rigida e "di sostegno" non aiuta a camminare prima e non corregge niente: fa solo il lavoro che dovrebbero fare i muscoli del piede, rallentandone lo sviluppo.
Bobux
4. Arrampicarsi, saltare, tenersi in equilibrio
Fra l'anno e i due anni il bambino inizia ad arrampicarsi ovunque. Non è dispetto e non è pericolo cercato: sta misurando cosa riesce a fare, ed è il modo in cui l'equilibrio si costruisce.
Il triangolo Pikler risponde esattamente a questo. Pensato per arrampicarsi, alto quanto serve e non di più, facile da spostare e da riporre in spazi piccoli. Con l'arco e lo scivolo diventa un percorso che cambia mentre lui cresce.
Vale la pena dirlo: questi oggetti si usano per anni, non per una stagione!
5. Come non ostacolare il "faccio da solo"
È il momento in cui vuole il cucchiaio, vuole il bicchiere, vuole infilarsi la scarpa da solo. Ma ancora deve "affinare la tecnica" e ci mette il triplo: la tentazione di fare al posto suo è enorme.
La cosa che aiuta di più non è un oggetto, è il tempo che gli lasci. Ma gli oggetti giusti riducono la frustrazione: posate della sua misura, un bicchiere che riesce a tenere, una torre montessoriana che lo porta all'altezza del piano di lavoro così può stare dove stai tu.
La torre è l'oggetto che più di ogni altro aiuta a sviluppare l'autonomia in modo sicuro e divertente.
Mondo Montessori
6. Le prime parole, e i libri che le fanno arrivare
Il linguaggio non arriva perché il bambino sente parlare, arriva perché qualcuno parla con lui. La lettura condivisa è il modo più semplice di farlo tutti i giorni, e funziona molto prima che capisca le parole.
In questa fase è consigliabile una bella libreria frontale bassa, che mostri le copertine all'altezza degli occhi: un bambino che non sa leggere riconosce l'immagine, non il dorso, e girare i libri di faccia è quello che gli permette di sceglierli da solo.
Insieme ai libri arrivano i giochi di imitazione: dare da mangiare a un pupazzo, fare finta di telefonare. Sono la stessa cosa del linguaggio, in un'altra forma.
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7. Il passaggio al lettino
Fra l'anno e i due anni arriva quasi sempre la domanda del lettino. Non c'è un'età giusta, e non la dice nessuno: l'indipendenza nel sonno arriva a sei mesi per qualcuno e dopo i due anni per qualcun altro. Il segnale è lui, non il calendario.
Quello che cambia davvero è l'altezza. Un letto montessoriano sta a pochi centimetri da terra, e la differenza non è estetica: il bambino ci sale e ne scende da solo, senza chiamare e senza scavalcare niente. È la stessa idea della torre in cucina, spostata sulla notte.
Nella pratica succedono due cose. La prima è che smette di svegliarti per uscire dal letto. La seconda, meno comoda, è che alle sei del mattino può alzarsi da solo: per questo la stanza va messa in sicurezza prima, non dopo.
La cosa da guardare quando lo scegli è per quanti anni lo terrai. Un lettino con le sbarre finisce verso i tre anni, un letto evolutivo si trasforma e arriva al letto singolo, quindi si compra una volta sola.
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8. Cosa servirà nei prossimi mesi
Il primo mezzo su cui salire. Verso l'anno e mezzo arriva il momento del cavalcabile e poi della bici senza pedali, che è il modo più naturale di imparare l'equilibrio prima ancora di pedalare.
La cucina giocattolo e il gioco simbolico. Il "far finta" che comincia adesso in modo semplice diventa, verso i due anni, gioco strutturato: cucinare, servire, curare.
Lo spannolinamento. Non ha una data, ha dei segnali, e arrivano quasi sempre dopo i due anni.
Scoot and Ride
Ogni bambino cresce con i propri ritmi: le tappe descritte sono indicazioni generali e non un traguardo da raggiungere entro una data precisa. In caso di dubbi sullo sviluppo del tuo bambino, il pediatra resta il punto di riferimento più importante.
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